Ieri sera Novak Djokovic si è confermato numero 1 e bestia nera dello spagnolo Nadal.
Al termine di una sfida infinita, durata 5 ore 53 minuti (finale di Slam più lunga della storia), Rafael Nadal deve inchinarsi al nuovo re del tennis (5-7, 6-4, 6-2, 6-7, 7-5).
Il match è iniziato con un set a favore del numero 2 al mondo, che poi per i successivi due set è rimasto a guardare il gioco da fantascienza del serbo. Nadal sperava in un crollo fisico dell'avversario, tant'è che riesce a strappare il quarto set e prolungare il match fino al quinto, dove però Djokovic chiude sul 7 a 5 ed entra nella storia.
I numeri del giocatore nato a Belgrado sono incredibili: classe 1987, è l'unico ad aver vinto cinque Master 1000 consecutivi in un anno; è il terzo giocatore ad aver superato i 10 milioni di dollari vinti in un anno; ha vinto cinque Slam, il terzo a Melbourne, ed è il quinto giocatore dell'era Open a conquistare tre titoli dello Slam consecutivi (prima di lui Rod Laver, Pete Sampras, Roger Federer e proprio Rafael Nadal).
L'anno appena passato è da record: vince 70 match su 76 disputati; vince Australian Open (in finale con Murray), a Dubai (Federer), BNP Paribas Open (Nadal), a Miami (Nadal), Serbia Open (Lopez), a Madrid (Nadal), a Roma (Nadal), Wimbledon (Nadal), a Toronto (Fish), US Open (Nadal)..
..e il rischio per il tennista serbo è che questo appena iniziato sia una fotocopia di vittorie come l'anno passato.
lunedì 30 gennaio 2012
lunedì 9 gennaio 2012
Leo Messi nella storia del calcio!
E con questo sono tre...tre palloni d'oro a soli 25 anni (da compiere il 24 giugno).
Stiamo parlando di Lionel Messi, fuoriclasse argentino del Barça, che oggi si è aggiudicato il terzo pallone d'oro consecutivo (distaccando largamente il rivale C. Ronaldo) ed è entrato di diritto nella storia del calcio.
Soltanto 4 giocatori (Johan Cruijff, Michel Platini, Marco Van Basten e Leo Messi appunto) sono riusciti a vincere per tre volte l'ambito premio che da oltre cinquant'anni premia il calciatore che più di ogni altro si ditingue per qualità, classe e trofei vinti nell'anno solare.
Il terzo Pallone d'oro arriva a coronamento di un anno incredibile, l'ennesimo, costellato di goal, assist, grandi giocate e tante vittorie. Il Barcellona infatti, guidato da uno strepitoso Leo, oltre ai soliti Iniesta e Xavi a centrocampo, ha vinto tutto ciò che era possibile vincere (Liga, Champions League, Supercoppa di Spagna, Super Coppa Uefa, Coppa del mondo per club).
Messi in questa squadra di extraterrestri si è distinto come uomo in più, giocatore capace di fare la differenza e di trascinare alla vittoria i catalani totalizzando 53 reti in 55 partite ufficiali e collezionando un numero impressionante di assist per i compagni.
C'è chi, nell'edizione precedente del Pallone d'oro, mormorava che altri avrebbero meritato di vincere al posto del giocatore di Rosario, ma una cosa è certa, se il criterio di assegnazione del premio è quello del talento, credo non si potesse premiare nessun altro giocatore che non fosse Messi.
I numeri e i trofei vinti dicono che Lionel è, ormai da anni, il giocatore più forte che attualmente calca i terreni di gioco: 5 volte la liga, 1 Coppa di Spagna, 5 Supercoppe di Spagna, 3 Champions League, 2 Supercoppe Uefa, 2 mondiali per club, 3 Palloni d'oro, 1 Fifa World player, 1 Scarpa d'oro, 1 Campionato del mondo Under-20 e un Oro olimpico con l'Argentina, 210 gol fatti in 295 partite ufficiali disputate nel Barcellona.
Ciò che invece dovremmo chiederci è se questo Messi possa davvero essere accostato al più grande giocatore della storia del calcio, cioè Diego Armando Maradona.
Se a livello tecnico il paragone può starci (entrambi hanno caratteristiche funamboliche palla al piede, altezza simile e stesso piede preferito, il sinistro), la cosa che più stona in questo confronto sono le vittorie del "Pibe de Oro" non solo in Spagna (col Barça) ma anche in Italia, alla guida di un Napoli, modesto, che arrivò a vincere 2 volte lo Scudetto alla fine degli anni '80. Inoltre sono da sottolineare le grandi vittorie di Maradona con la Nazionale Argentina (Messico '86) paragonate a prestazioni non troppo entusiasmanti della "pulce".
Quello che gli amanti del calcio, e i sostenitori di Messi, si augurano è che un giorno Leo, dopo aver vinto ancora molto con il Barcellona, decida di seguire le orme calcistiche di Diego e decida di portare il suo talento anche lontano dalla città di Gaudi, per dimostrare una volta per tutte che il paragone con Maradona non è poi cosi un'utopia.
Stiamo parlando di Lionel Messi, fuoriclasse argentino del Barça, che oggi si è aggiudicato il terzo pallone d'oro consecutivo (distaccando largamente il rivale C. Ronaldo) ed è entrato di diritto nella storia del calcio.
Soltanto 4 giocatori (Johan Cruijff, Michel Platini, Marco Van Basten e Leo Messi appunto) sono riusciti a vincere per tre volte l'ambito premio che da oltre cinquant'anni premia il calciatore che più di ogni altro si ditingue per qualità, classe e trofei vinti nell'anno solare.
Il terzo Pallone d'oro arriva a coronamento di un anno incredibile, l'ennesimo, costellato di goal, assist, grandi giocate e tante vittorie. Il Barcellona infatti, guidato da uno strepitoso Leo, oltre ai soliti Iniesta e Xavi a centrocampo, ha vinto tutto ciò che era possibile vincere (Liga, Champions League, Supercoppa di Spagna, Super Coppa Uefa, Coppa del mondo per club).
Messi in questa squadra di extraterrestri si è distinto come uomo in più, giocatore capace di fare la differenza e di trascinare alla vittoria i catalani totalizzando 53 reti in 55 partite ufficiali e collezionando un numero impressionante di assist per i compagni.
C'è chi, nell'edizione precedente del Pallone d'oro, mormorava che altri avrebbero meritato di vincere al posto del giocatore di Rosario, ma una cosa è certa, se il criterio di assegnazione del premio è quello del talento, credo non si potesse premiare nessun altro giocatore che non fosse Messi.
I numeri e i trofei vinti dicono che Lionel è, ormai da anni, il giocatore più forte che attualmente calca i terreni di gioco: 5 volte la liga, 1 Coppa di Spagna, 5 Supercoppe di Spagna, 3 Champions League, 2 Supercoppe Uefa, 2 mondiali per club, 3 Palloni d'oro, 1 Fifa World player, 1 Scarpa d'oro, 1 Campionato del mondo Under-20 e un Oro olimpico con l'Argentina, 210 gol fatti in 295 partite ufficiali disputate nel Barcellona.
Ciò che invece dovremmo chiederci è se questo Messi possa davvero essere accostato al più grande giocatore della storia del calcio, cioè Diego Armando Maradona.
Se a livello tecnico il paragone può starci (entrambi hanno caratteristiche funamboliche palla al piede, altezza simile e stesso piede preferito, il sinistro), la cosa che più stona in questo confronto sono le vittorie del "Pibe de Oro" non solo in Spagna (col Barça) ma anche in Italia, alla guida di un Napoli, modesto, che arrivò a vincere 2 volte lo Scudetto alla fine degli anni '80. Inoltre sono da sottolineare le grandi vittorie di Maradona con la Nazionale Argentina (Messico '86) paragonate a prestazioni non troppo entusiasmanti della "pulce".
Quello che gli amanti del calcio, e i sostenitori di Messi, si augurano è che un giorno Leo, dopo aver vinto ancora molto con il Barcellona, decida di seguire le orme calcistiche di Diego e decida di portare il suo talento anche lontano dalla città di Gaudi, per dimostrare una volta per tutte che il paragone con Maradona non è poi cosi un'utopia.
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Ubicazione:
Barcellona, Spagna
martedì 19 luglio 2011
Un anno dopo...Cesare Prandelli
C'era una volta un Mister...
Cesare Prandelli, un allenatore, un insegnante di calcio come non se ne vedono più ma prima di tutto un uomo di spessore. Un uomo di intelligenza, rispetto e bontà paragonabili a pochi altri in questo mondo ricco di ipocrisia ed inganni chiamato calcio.
E' passato ormai un anno dall'addio del Mister, uno dei più amati dell'intera storia viola, un uomo capace di infiammare i tifosi, non con Champions League o dichiarazioni alla Mourinho bensi con il bel calcio, il fair play, la crescita dei giocatori più giovani, la disponibilità verso pubblico, adetti stampa e collaboratori oltre che giocatori. Un uomo in grado di portare più volte una squadra come la Fiorentina tra le prime in classifica, scavalcando certe volte la Roma, altre il Milan e mettendoci sempre la faccia nel bene e nel male.
Nell'arco di quattro anno e mezzo Firenze (insieme ai fiorentini) si è stretta intorno a Cesare, lo ha idolatrato, certe volte al punto tale da non vedere i suoi errori, e ne ha fatto il suo simbolo. Per anni i tifosi hanno vissuto in simbiosi col Mister, pendendo dalle sue labbra e amandolo più di ogni altro giocatore o presidente. Cesare Prandelli prima di tutto e tutti. Nella mente dei tifosi (come nella mia) era facile immaginare una squadra senza giocatori importanti, ma mai senza la sua guida in panchina.
Ciò che legava la squadra, i tifosi, la città al Mister era (ed è) un amore vero, incondizionato, una specie di dipendenza verso una persona che per anni ha dato tutto alla causa viola.
Chi dice che la Fiorentina degli anni Prandelliani ha vinto “zeru tituli” ha ragione ma certe volte il bel gioco, la passione e la sportività riescono ad avere la meglio sulle varie coppe.
Nel periodo in cui Cesare Prandelli si sedeva sulla panchina del Franchi abbiamo visto decine di belle partite, alcune delle quali verranno ricordate per sempre nella mente dei tifosi, come per esempio quel Juventus-Fiorentina 2 a 3 con gol di Osvaldo nel recupero. E poi ci sono molte partite di Champions, come contro il Lione, oppure le lezioni di calcio (sia all'andata che al ritorno) inferte al Liverpool di Benitez, Torres e Gerrard. Partite memorabili, ricche di emozioni e tensione, speranze e paure. Quegli anni sembravano un sogno, eravamo davanti ad una Fiorentina protagonista in campionato e mina vagante in Champions, con giocatori del calibro di Toni, Mutu, Frey, Montolivo e poi Gilardino, Jovetic ecc.. Sembrava che tutto fosse destinato a crescere, che finalmente la viola stesse mettendo le basi per arrivare un giorno ad un'importante vittoria.
Tutto questo però altro non era che un'illusione.
Tutto iniziò a consumarsi in una fredda serata di un anno e mezzo fa all'Allianz Arena di Monaco di Baviera.
Erano gli ottavi di finale di Champions League, l'andata, e tutta la città era ferma in attesa di quella che sarebbe diventata la partita della svolta di quel campionato, di un allenatore, di una squadra.
Il Mister mise in campo la squadra in grado di giocare a testa alta e controllare bene la velocità di Robben e Ribery sulle fasce. Le squadre si studiavano e nessuna delle due sembrava nettamente superiore all'altra. Tenere testa al Bayern Monaco, in Germania, è già di per se un'impresa e se aggiungiamo errori arbitrali macroscopici, come quelli che l'arbitro Ovrebo commise quella sera, diventa davvero troppo anche per gli uomini di Prandelli. Sull' 1 a 1 l'arbitro (con collaborazione del guardalinee) si inventò un capolavoro che permise al Bayern di vincere 2 a 1 con un gol nettamente in fuorigioco.
Tutto questo scatenò le ire di fiorentini e non solo al punto tale che per il ritorno, sotto la neve, lo Stadio Artemio Franchi era gremito. Tutti volevano una vendetta sportiva memorabile.
Il freddo, la pioggia e il nevischio non fermarono i 45mila tifosi viola pronti a dare battaglia alla squadra di Louis van Gaal.
La partita si rivelò emozionante, ricca di botta e risposta tra le due squadre e caratterizzata da un sostanziale equilibrio. Gli uomini di prandelli trovarono la via del gol per ben tre volte (Vargas e doppietta di Jovetic) fissando il risultato per 3 a 1...ma solo per pochi minuti perchè un gran tiro di Robben consenti al Bayern Monaco di trovare il gol qualificazione.
Quella partita è stata la svolta, in negativo, della stagione ma anche dell'anno successivo, della Fiorentina, che da allora non ha più saputo ritrovarsi.
Cesare Prandelli fu aspramente criticato dalla società per incomprensioni e atteggiamenti che lo allontanarono dalla panchina viola fino ad approdare un anno fa su quella azzurra della Nazionale.
Un anno dopo i tifosi orfani del loro Maestro e del loro simbolo si trovano davanti ad una squadra senza gioco, senza personalità, senza grinta e carattere. Una squadra ormai spenta, in totale contrasto con il pubblico fiorentino per le incolori prove fornite nello scorso campionato. Adesso a Firenze c'è una squadra senza il suo capitano (ieri nominato Gamberini), senza il suo numero 10 (Mutu venduto al Cesena), con l'incertezza di chi sarà il portiere titolare tra i vari Frey, Boruc, Neto ecc.. con un centrocampo da inventarsi e un attacco da rinforzare. Il tutto con l'aggiunta di un allenatore, Sinisa Mihajlovic, che in un campionato intero non è stato capace di trovare il suo modulo, i suoi uomini, il suo gioco.
Un anno dopo Cesare Prandelli ci troviamo davanti ad una doverosa ricostruzione da fare ma che tarda ad essere fatta, e non solo a livello di squadra ma anche di comportamenti tenuti in questo anno. E' stata davvero la cosa giusta lasciar andar via Mister Prandelli, dopo aver detto di voler diventare il nostro Ferguson, trattandolo come un traditore o un menzognero?
Forse non era il caso rinnovare la squadra, dati i brutti risultati in campionato dopo quella partita col Bayern Monaco, ma lasciando in panchina uno degli allenatori più bravi in circolazione?
Spero che la società si interroghi su questo e non abbia già catalogato questa vicenda come passata perché tutto quello a cui siamo andati e stiamo andando incontro in questo momento è frutto di quanto accaduto un anno fa.
Sono sicuro che i tifosi, ormai sempre meno vicini alla squadra, rimpiangono i cori al Mister, gli striscioni con scritto: “Spettatori del Prandelli Show”.
Nella vita, come ci insegna Antonello Venditti in una sua canzone, "certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano"; magari questo è il caso di Cesare Prandelli e Firenze...un amore forse destinato un giorno a rinascere.
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Firenze, Italia
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