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domenica 24 maggio 2015

Palermo fucina di talenti

Giunti al tredicesimo anno di presidenza Zamparini, è ora di fare bilanci. Uno degli aspetti più interessanti riguarda senza dubbio la grande capacità della società di scoprire talenti, in Italia come in ogni parte del mondo.
Il primo in ordine di tempo ad attirare l'attenzione del club siciliano fu Luca Toni, che a Palermo giocò per due stagioni. Alle dipendenze di Zamparini, Toni segnò come mai aveva fatto in carriera: cinquantuno reti in poco più di ottanta presenze complessive. Nel 2005 Luca lasciò la Sicilia per approdare a Firenze alla corte di Cesare Prandelli, ma i tifosi non attesero molto prima di rivedere un grande centravanti. Due anni dopo, infatti, in rosanero approdò Edinson Cavani, uno dei più importanti e famosi talenti passati da lì, prototipo dell'attaccante moderno: rapidità e potenza, fiuto del gol e spirito di sacrificio innati. La società fu abile a scovare 'El matador' nel Danubio, club di Montevideo, e a portarlo in Italia, dove collezionò trentaquattro reti nelle prime tre stagioni. 
La definitiva consacrazione del bomber uruguaiano avvenne con il Napoli di De Laurentiis, prima di passare al Paris Saint-Germain per una cifra stratosferica.
Nel frattempo gli uomini mercato del focoso Presidente continuarono l'operazione di monitoraggio in cerca di giovani talenti su cui puntare. La ricerca portò i suoi frutti, perché nel 2009 un argentino di appena vent'anni, soprannominato in patria 'El Flaco' a causa del suo fisico asciutto, cominciò a muovere i primi passi sul terreno dello Stadio Renzo Barbera. Quel giovane era Javier Pastore, calciatore che si mise in evidenza per la classe cristallina e l'affascinante eleganza dei movimenti, e che dopo due stagioni (condite da sedici gol e sedici assist totali) abbandonò la terra siciliana per trasferirsi all'ombra della Torre Eiffel. 
Il 2010, invece, fu l'anno dell'arrivo in Italia di Josip Ilicic. Scoperto da Walter Sabatini, che lo prelevò dal Maribor ancora ventiduenne, 'Jojo' (soprannome che ai tifosi viola ricorda un pupillo della storia recente della Fiorentina) si dimostrò fin da subito elemento introverso ma dotato di eccezionali colpi. Nelle tre stagioni a Palermo, Ilicic si caricò il peso della squadra sulle spalle, segnando ventinove gol e diventandone uno degli uomini più rappresentativi.
Oggi questi giocatori rappresentano per i tifosi rosanero soltanto dei bei ricordi, ad animare i loro sogni infatti ci sono soprattutto Franco Vazquez e Paulo Dybala. Entrambi argentini, fantasisti e inseguiti dalle grandi della Serie A (e non solo). Il primo, classe 1989, portato nel nostro paese nel gennaio del 2012 dal Belgrano de Cordoba per poi essere girato in prestito in Spagna, al Rayo Vallecano, trovò un po' di continuità nella squadra di Zamparini la stagione successiva, dove in Serie B collezionò quattro gol e cinque assist in meno di venti presenze.
Dybala, quattro anni più giovane del compagno, soprannominato in Argentina 'La Joya' cioè il gioiello, in questa stagione sta dimostrando tutto il suo valore a suon di gol e giocate da campione. Palermo ha già adottato il giovane Paulo, chiamato affettuosamente 'U Picciriddu', ma i tifosi dovranno rassegnarsi a vederlo partire e vestire più prestigiose casacche. Quella della Juventus. Contro la Fiorentina dovrebbe scendere in campo per l'ultima gara con la maglia rosa ed il saluto del Barbera.
Di Maurizio Zamparini negli anni si sono dette molte cose: l'impulsività e l'esplosività sono tra le caratteristiche più evidenti, ma quando si tratta di scoprire giovani talenti nascosti in qualche remoto angolo del mondo (nonché valorizzarli e monetizzare) merita un grande plauso. Una capacità, quella di scovare giocatori uno dietro l'altro, che è seconda soltanto alla velocità con la quale liquida i suoi allenatori.

venerdì 6 febbraio 2015

PRESENTAZIONE SALAH: "Voglio vincere con la Fiorentina"

Oggi è il turno di Mohamed Salah presentarsi in conferenza stampa. Queste le parole dell'egiziano proveniente dal Chelsea: "Il campionato italiano è di assoluto livello e credo che chi lascia l'Italia lo fa per ampliare i propri orizzonti e fare nuove esperienze".
Sul suo ruolo in campo: "Ho giocato nel Basilea come ala destra e sinistra nel 4-3-3 ma ho giocato anche come seconda punta".
Sui giocatori italiani ai quali si ispira: Ci sono tanti giocatori ai quali mi ispiro. Su tutti Totti, Del Piero e Batistuta".
Sul ritorno al Chelsea: "Non ho intenzione al momento di rientrare al Chelsea. Vorrei vincere più di un campionato e far bene con la Fiorentina".
Sulla scelta del numero: "Mi sembrava doveroso scegliere il 74 per la tragedia che ha colpito il mio paese nell'ultimo periodo a Port Said".
Su Mourinho: "Ho parlato con lui per chiedere di lasciare il Chelsea e sono stato accontentato".
Sugli atteggiamenti nei confronti del Maccabi Tel Aviv: "Ho giocato le due partite senza problemi. Non ho mai dichiarato quello che è uscito sui giornali ma non mi va di parlare di queste cose. Sono state invenzioni della stampa".
Su Cuadrado: "Ci sono molti aspetti nei quali devo migliorare. Cuadrado è un grande giocatore, lo stimo molto. So che era molto amato da Firenze e spero presto di entrare anch'io nel loro cuore".
Sul problema della lingua: "Nelle mie due precedenti esperienze europee parlavo sempre in inglese. Comunque spero di imparare presto la lingua italiana e penso che già da lunedì mi metterò a studiarlo".
Sulle prime impressioni di Firenze: "Prima di venire a Firenze ho avuto modo di parlare con Hegazi e mi ha spiegato tutto della città e della squadra. Mi trovo già bene col gruppo e la città è fantastica".
Sull'inserimento nella lista Uefa: "Sono contento e triste allo stesso momento. Mi dispiace per i giocatori che sono stati esclusi ma sono comunque felicissimo di questa scelta del mister".
Sulla scelta della Fiorentina: "Ci ho pensato un po' ma poi la mia scelta è ricaduta sulla Fiorentina. C'erano altre squadre, lo so, ma adesso sono qui e non vedo l'ora di iniziare".
Sulle condizioni fisiche: "Sono qui per giocare e il mio intento è quello di farlo sempre. Spero di essere pronto già per la gara di domenica".

giovedì 5 febbraio 2015

PRESENTAZIONE ROSI: "Fiorentina un sogno. Qui con voglia e umiltà"

Aleandro Rosi, nuovo acquisto della Fiorentina, si è presentato alla stampa e ai tifosi viola con queste parole: "Per me è un sogno. Arrivo con grande voglia, grande volontà e umiltà. Mi metto a disposizione e ce la metterò tutta. Il modulo ideale per me è il 3-5-2. 
I viola affrontati da avversario? Con il Genoa è stata una gara molto equilibrata, con molte occasioni, mentre a Roma ho visto che hanno fatto un grande risultato e una grande partita. L'anno scorso già si parlava di un'eventualità con la Fiorentina, poi è successo tutto in fretta. Per me è un regalo, una grande opportunità, e cercherò di dare il massimo. Ringrazio tutti, da Pradè a Montella che mi conoscono, sono qui per dare il massimo.
La vittoria sulla Roma da ex giallorosso? Il giorno prima ero a casa, poi mi sono ritrovato in panchina a osservarli. E' stato molto bello, e poi c'è stato un grande risultato. Esordire così è stato magnifico. Dispiace per la Roma, ma sono a Firenze e penso solo alla Fiorentina. Nella mia carriera ho cercato di dare sempre il massimo, non so se ci sono sempre riuscito. Ma questa rimane una grande opportunità, Montella mi conosce e sono pronto a sputare sangue per questa squadra. 
Montella? L'ho sentito il giorno della firma, e il fatto che mi abbia detto di venire subito non ha fatto altro che darmi ulteriore stimolo ed entusiasmo. Sotto questo profilo è cominciata benissimo questa avventura. 
Gli allenamenti? In questo giorno sto imparando a capire come lavora questo gruppo. A Genova si lavorava molto sull'aspetto fisico, ma conoscevo già Montella e i suoi metodi di lavoro, quindi conto di potermi inserire subito al meglio. 
Obiettivi? Lavoriamo giorno per giorno, la Champions sarebbe un bellissimo obiettivo. Permettetemi, però, di ringraziare in chiusura in particolare la famiglia Della Valle che mi ha regalato questa grande opportunità".

venerdì 30 gennaio 2015

MONTELLA: "Cuadrado via? Mi dispiace ma era inevitabile"

Vincenzo Montella ha parlato in conferenza stampa nel giorno dell'addio di Cuadrado a Firenze e alla vigilia di Genoa-Fiorentina.
Queste le parole del tecnico sulla partenza del colombiano: "Sono sincero, era una situazione inevitabile: da allenatore mi dispiace ma a livello tecnico se è stato pagato così tanto vuol dire che ne valeva la pena. Arriverà un giocatore come Salah che si dovrà adattare al nostro calcio, un campionato che è diverso da quello svizzero e quello inglese; Cuadrado sa fare anche più ruoli rispetto a lui. Servirà un vice-Joaquin se vogliamo giocare con il 3-5-2, altrimenti dovremo cambiare schema di gioco ma sarebbe un peccato".

Sulle eventuali distrazioni: "Non è colpa di nessuno, non dobbiamo assolutamente essere distratti e non avere alibi. Domani servirà la massima attenzione".

Su Salah: "E' un giocatore che garantisce la copertura della fascia nel 4-3-3 e la seconda punta, è un giocatore top però. Mi auguro che si possa trovare un quinto di centrocampo anche se trovarlo del livello di Cuadrado è difficile".

Su Gilardino e Diamanti: "Conoscono il nostro campionato, sono in grado di giocare".

Sulla condizione della squadra: "Badelj è recuperato, Aquilani non sarà tra i convocati: ha fatto solo metà allenamento ieri. Il Genoa ha caratteristiche diverse da noi, dovremo adattarci a loro che hanno giocatori di corsa. Dovremo essere più bravi di loro ad indirizzare la partita".

Ancora su Cuadrado: "Ci ha sempre dimostrato gioia nel giocare e professionalità. Sono contento per lui perché è andato a giocare in una squadra di grande livello".

Sui tanti big andati via dall'Italia: "Oggi sono un po' più triste ma il calcio è questo, ci sono risorse in altri campionati, è un dato di fatto. Il nostro appeal è diminuito".

Sulle parole di Raiola e Babacar: "Rispetto sempre le opinioni altrui, specie quando sono disinteressate... Babacar ha avuto il suo spazio. Il senegalese e Gomez insieme? Dipende dalla partita, sicuramente sono calciatori che possono coesistere".

Sugli obiettivi della squadra: "Io sono sempre fiducioso".

Su eventuali cambi in lista UEFA: "Due sono usciti e due entreranno, ci sono due esclusi che per quello che hanno fatto in campionato meritano di essere inclusi (Joaquin e Mati Fernandez, ndr)".

Su eventuali centrocampisti: "Non basta un centrocampista per cambiare modulo".

Sui pericoli della gara di domani: "Temo molto il Genoa, sta bene fisicamente ed ha idee: mi aspetto una gara diversa rispetto all'andata dove c'è stato un monologo".

Sulla rabbia del Genoa per i torti arbitrali: "Non penso che influenzerà il match, ci sarà un arbitro che a me trasmette sempre tranquillità anche se sbaglia".

mercoledì 17 dicembre 2014

Il Tottenham nel destino dei viola

Anche stavolta l'urna di Nyon non ha sorriso alla Fiorentina. Il club dei Della Valle, nonostante l'ottimo percorso europeo e il primato nel girone, si troverà ad affrontare il temibile Tottenham.
Le possibili avversarie dei viola ai sedicesimi di finale di Europa League erano molte e di differente pericolosità: si andava dal Dnipro all'Aalborg, passando per il Trabzonspor. Tutte squadre, queste, non certo irresistibili. Il destino, invece, ha voluto complicare subito la strada alla Fiorentina con un accoppiamento da brividi, se pensiamo che a febbraio i ragazzi di Montella calcheranno il manto erboso di White Hart Lane. La gara di andata, infatti, verrà disputata a Londra il 19 febbraio, mentre per vedere al Franchi Lamela e compagni occorrerà aspettare altri sette giorni. Un vantaggio, quello di giocare il ritorno tra le mura amiche, non da poco, considerando il clima caldissimo che caratterizza ogni partita del calcio inglese. 
Il Tottenham, forse ancor più del Liverpool, era un'avversaria da evitare perché autentica mina vagante: in Premier League non ha ancora battuto una big, collezionando sette vittorie, tre pareggi e sei sconfitte in sedici giornate, condite con venti gol segnati e ventidue subiti. Un ruolino di marcia non certo esaltante. Di contro, però, la Fiorentina dovrà far attenzione ad alcuni grandi giocatori presenti tra le fila degli 'Spurs', come per esempio Eriksen, Adebayor, Chadli e lo stesso Lamela, uomini in grado di accendersi improvvisamente nelle partite che contano.
Un aspetto da non sottovalutare è il diverso modo di giocare delle due squadre: gli avversari hanno grandi individualità, ma una scarsa concezione del gioco corale; la Fiorentina, nonostante possa vantare spiccate doti a livello di singoli, ha basato la sua manovra sulla collettività. Un'arma che può rivelarsi determinante, perché dove non arriva il singolo con un colpo di genio può arrivare la squadra, intesa come gruppo di calciatori dediti alla stessa causa. 
Ciò che forse dovrebbe spaventare maggiormente i gigliati è la grande intensità degli inglesi, negli ultimi anni mal digerita dal calcio italico. Se i viola riusciranno a far girare il motore ad un numero di giri più elevato del solito, potranno certamente dire la loro sul piano della tecnica e della classe. 
Tutto questo ci fa pensare ad un match tanto aperto nel risultato finale quanto spettacolare. Battere gli uomini di Pochettino significherebbe lanciare un segnale forte e chiaro a tutte le pretendenti alla vittoria finale, candidandosi di fatto tra le favorite. Intanto in città, superato il disappunto per lo sfortunato sorteggio, serpeggia un timido ottimismo e una profonda impazienza per una partita che nessuno vuole perdere: il Tottenham e le compagnie aeree che coprono la tratta Firenze-Londra sono avvertite, Firenze ci sarà!

mercoledì 15 ottobre 2014

Fiorentina su le maniche, ti aspetta un altro tour de force

Nell'era del calcio spezzatino e delle infinite discussioni pro e contro la moviola, la Fiorentina si trova a dover scendere in campo praticamente ogni tre giorni. Il primo tour de force della stagione si è appena concluso: tra campionato ed Europa League sono state sette le partite disputate dai ragazzi di Montella in appena ventidue giorni. Dalla gara casalinga contro il Genoa del 14 Settembre, fino alla grande vittoria contro l'Inter, passando per Guingamp, Atalanta, Sassuolo, Torino e Dinamo Minsk. Ciclo di partite ravvicinate che, a conti fatti, è stato positivo per i viola se pensiamo che ci sono state quattro vittorie e tre pareggi, undici gol fatti e soltanto uno subito. Tra le squadre impegnate nelle coppe, la Fiorentina è stata l'unica a non perdere mai: la Juventus di Allegri ha perso in Champions League contro l'Atletico Madrid; La Roma è uscita sconfitta, tra le polemiche, dallo Juventus Stadium; ben peggio dei viola hanno fatto Napoli, Inter e Torino.
Al termine di questo tour de force, dieci giocatori della rosa viola sono partiti per vestire i colori delle proprie Nazionali. Forse la sosta non è arrivata nel momento migliore, dato che c'erano state due vittorie in appena quattro giorni, ma, se non altro, ha permesso a diversi giocatori di rifiatare e recuperare. Tra questi c'è sicuramente Borja Valero, apparso sottotono dal punto di vista fisico, ma anche psicologico. Lo spagnolo, rimasto seduto in panchina per novanta minuti contro i nerazzurri, rimane un giocatore fondamentale nel centrocampo gigliato e tutti i tifosi sperano di rivederlo prestissimo sui suoi livelli. Almeno altri due attesissimi giocatori potrebbero aver tratto beneficio dall'interruzione del campionato: Mario Gomez e Marko Marin. Il primo aspetta di tornare a disposizione e ritrovare la migliore condizione; il secondo si allena con il gruppo già da un mese e dovrebbe figurare per la prima volta tra i convocati. Rientri importanti in vista del secondo tour de force. Da domenica prossima comincia un altro trittico di partite che, a differenza del precedente, vedrà la Fiorentina confrontarsi con molte pretendenti all'Europa. Si comincerà con la gara del Franchi delle 12:30 contro la Lazio, sfida che potrebbe valere il sorpasso sui biancocelesti; poi verrà la volta della trasferta europea contro il PAOK di Salonicco; Domenica 26 alle 20,45 la squadra di Montella cercherà di sbancare San Siro sponda Milan per la terza volta in tre anni; Dopodiché i viola affronteranno l'Udinese il 29 ottobre nel turno infrasettimanale, la sorprendente Sampdoria di Mihajlović in trasferta il 2 novembre e poi la sfida di ritorno in Europa League contro il PAOK. La lunga serie di partite terminerà con quella al Franchi alle 18 del 9 novembre contro il Napoli, un'ottima occasione di rivincita dopo la cocente sconfitta all'Olimpico in finale di Coppa Italia.

mercoledì 8 ottobre 2014

Rinnovi e nuovi accordi: ecco cosa bolle nel pentolone viola

Anche con la stagione già cominciata il mercato continua a tenere banco. E la Fiorentina sta lavorando al rinnovo di cinque giocatori viola.
Uno di questi è, ovviamente, Juan Guillermo Cuadrado. Il colombiano sembrava destinato a prendere la via di Barcellona o Manchester sponda United e la separazione tra il giocatore e il club dei Della Valle veniva ormai data per certa ed inevitabile. Ma per Cuadrado, forse anche a causa dell'alto valore di mercato attribuitogli dalla Fiorentina, non sono arrivate offerte concrete e soprattutto ritenute soddisfacenti. E cosi il colombiano è rimasto a Firenze. Adesso il ds Daniele
Pradé e il direttore tecnico Eduardo Macia, insieme al presidente esecutivo viola Mario Cognigni e al manager del giocatore Alessandro Lucci dovranno discutere e definire il nuovo contratto. La richiesta è per un allungamento e soprattutto un adeguamento economico, in linea con i 40 e passa milioni di euro chiesti da Andrea Della Valle per l'eventuale cessione del numero 11 viola. Che alla luce di questo mira ad un ingaggio da vero top player. Cuadrado, che al momento guadagna "soltanto" un milione e duecentomila euro, vorrebbe avvicinarsi in modo sensibile agli stipendi dei big viola Mario Gomez e Giuseppe Rossi. La società al momento parte da una base di due milioni, con la possibilità di girare al giocatore la percentuale di una eventuale cessione. E' previsto anche l'inserimento di una clausola rescissoria intorno ai 35 milioni di euro.
Altra situazione che preoccupa il tifo gigliato è quella relativa a Alberto Aquilani. Il centrocampista romano in questo avvio di stagione si sta dimostrando uno dei giocatori più in forma della squadra: corre, imposta, recupera palloni e segna. Il suo contratto scadrà nel 2015, quindi quindi dall'inizio del prossimo anno l'ex giocatore del Liverpool sarà libero di trattare con altri club. Al momento l'accordo tra le parti non è stato trovato anchese la discussione è stata avviata: La società viola propone un biennale con decurtazione del quindici per cento sugli emolumenti oggi incassati. Nell'attesa il procuratore del centrocampista, Franco Zavaglia, fa sapere di non essere fiducioso, nonostante la disponibilità data dal suproprio assistito e più volte ribadita negli ultimi tempi. Certo che Firenze spera di non rivivere un Montolivo bis.
Terzo giocatore nel taccuino di Pradé e Macia è Norberto Neto. Il portiere classe 1989 si trova nella stessa situazione di Aquilani: a fine stagione potrebbe lasciare la Fiorentina. Non è difficile immaginare che il numero uno brasiliano possa essere entrato nel mirino di molte squadre importanti grazie alle buonissime prestazioni sfoderate fin qui. Un anno fa di questi tempi in pochissimi credevano in lui: Montella fu uno di questi. Lasciarselo sfuggire cosi sarebbe un peccato capitale. 
Lo avevano dato per finito, quasi per disperso. Adesso, invece, Juan Manuel Vargas è un elemento da tenere in considerazione: può giocare in più ruoli, ha esperienza, fisicità e personalità. Tutte doti che in campo e nello spogliatoio fanno un gran comodo. I dirigenti, dopo essere stati ad un passo dalla cessione, stanno pensando ad un prolungamento del contratto in scadenza a giugno. Le discussioni al momento sono in fase preliminare, ma non si escludono novità a breve.
Arriviamo, infine, al gioiellino Federico Bernardeschi. Per il giovane nato a Carrara si sta discutendo un prolungamento di contratto con adeguamento dell'ingaggio, a testimonianza della volontà della società di blindare il giocatore. Da parte sua non esiste alcuna incertezza: da dodici anni indossa la maglia viola e non ha intenzione di andarsene proprio adesso che sta diventando un protagonista. Può essere lui il futuro della Fiorentina e il simbolo di un calcio italiano che deve imparare a credere nei propri giovani.

lunedì 6 ottobre 2014

Vidic, la stretta di mano e la borsa tod's

Correva la stagione 2005/06, era la prima Fiorentina dell'era Prandelli-Corvino, una squadra piena di nuovi innesti e carica di grandi sogni. In attacco un acerbo Pazzini faceva da riserva ad uno scatenato Luca Toni, Stefano Fiore ricamava assist da vero numero 10 e Montolivo era solamente una bella promessa. Nonostante il freddo di gennaio, i tifosi gigliati erano caldi per un mercato che, a detta di molti, avrebbe dovuto regalare alla squadra un grande colpo. Il giocatore in questione era Nemanja Vidic, allora difensore dello Spartak Mosca, vicinissimo ad indossare la casacca viola dopo un anno e mezzo passato in Russia.

Il giocatore serbo avrebbe dovuto completare un reparto composto, tra gli altri, da Dainelli, Gamberini e Krøldrup, contribuendo a dare solidità e sicurezza. L'accordo tra il difensore e il direttore sportivo viola era già stato trovato, ma un colpo di sfortuna cambiò le carte in tavola: il Manchester United perse per infortunio Rio Ferdinand, e cosi decise di puntare forte sul giocatore corteggiato dai viola. L'offerta dei Red Devils fu troppo alta per lasciare dubbi. Il serbo prese la strada di Manchester, di Sir Alex Ferguson, dei soldi e dei trofei...lasciando con l'amaro in bocca l'intera tifoseria viola. Nonostante la stretta di mano che proprio Corvino aveva raccontato a tutti prima dell'apertura del mercato di di gennaio, dando l'affare praticamente per definito (e definitivo).
L'intuizione dell'allora direttore sportivo, se fosse andata in porto, sarebbe stata geniale, perché nei successivi anni Vidic si confermò uno dei migliori difensori d'Europa. Affiancato a Ferdinand, ha fatto le fortune del club inglese per più di otto primavere. Stagioni in cui ha alzato al cielo cinque campionati inglesi, una Champions League e una Coppa del mondo per club.
Adesso, però, il difensore classe 1981 è nerazzurro, è alla corte di Walter Mazzarri e per la prima volta abbiamo l'opportunità di vederlo calcare il campo dell' Artemio Franchi. I fiorentini lo avrebbero tanto voluto in viola, invece questa sera giocherà da avversario. La Fiorentina che fu vicinissima al suo ingaggio non c'è più: allenatore e direttore sportivo sono altrove e la rosa è stata completamente rivoluzionata (fatta eccezione per capitan Pasqual), ma i Della Valle ci sono ancora. E allora, se non altro, potrebbe essere la giusta occasione per restituire l'ormai celebre borsa della Tod's regalatagli da Corvino ben 8 anni e mezzo fa.

lunedì 22 settembre 2014

Atalanta-Fiorentina: una vittoria fondamentale

Campo da sempre ostico, tante assenze e i primi mugugni da parte dei supporters viola dopo il pareggio casalingo contro il Genoa. Queste le condizioni in cui la Fiorentina è riuscita a portare a casa la vittoria contro l'Atalanta. Quella di Bergamo è da considerarsi una vittoria fondamentale, non soltanto per i (primi) 3 punti, non solo per la classifica (decisamente migliore dopo i passi falsi di Napoli e Milan) ma soprattutto per il morale. I ragazzi di Montella erano apparsi privi di incisività e cinismo nella partita di 7 giorni fa, e tutti si aspettavano un cambio di rotta. Chiaro e immediato. Cambio di rotta che c'è stato. 
La squadra vista a Bergamo non è stata bella, non ha creato decine di palle gol, non ha dominato gli avversari né tenuto sempre in mano il pallino del gioco, ma ha saputo colpire con spietatezza prima e resistere agli attacchi degli avversari poi. Il primo gol di Jasmine Kurtic in maglia viola consegna una grande dose di fiducia ad una squadra che ha bisogno come il pane di vittorie come quella di ieri sera: le grandi squadre non sono solamente quelle che giocano bene e meritano ampiamente la vittoria, ma anche quelle che nella sofferenza e nella difficoltà riescono a compattarsi, stringere i denti e trarre il massimo risultato. La Fiorentina di ieri può non essere piaciuta a molti, ma ha dato prova di grande praticità e maturità. Qualità, queste, indispensabili per puntare ad importanti traguardi (Champions?).
Con Borja Valero e Pek seduti in panchina, Montella ha rispolverato Mati Fernandez mezz'ala sinistra: il cileno è risultato tra i migliori in campo, per qualità ma anche per quantità di palloni giocati. Neto si è confermato decisivo in più di una occasione, a testimonianza che puntare su di lui è stata una scelta azzeccatissima. Rimandato, invece, Alonso centrale sinistro nella difesa a tre. 
Tra due giorni la squadra ritornerà in campo per la partita casalinga contro il Sassuolo di Di Francesco: una partita che si preannuncia insidiosa, ma che la Fiorentina dovrà essere brava e decisa a vincere. Magari con l'aiuto dei rientranti Pizarro e Borja Valero.

martedì 24 giugno 2014

Fiorentina, tre mosse di mercato da non fare

In queste ore, nonostante sia in corso il Mondiale brasiliano, tiene banco il mercato. Molti gli affari in cui la Fiorentina sembra inserita e pronta ad operare con i suoi due uomini di mercato Pradé-Macia, con il benestare di Andrea Della Valle. Per il momento sono stati due i colpi messi a segno dai direttori viola: Tatarusanu, gigante portiere rumeno ex Steaua Bucarest, e l'importante acquisizione dell'intero cartellino di Juan Cuadrado. Il colombiano proprio in questi giorni sta disputando il campionato del mondo, dimostrando anche ai più scettici tutto il suo valore. Ovviamente, però, la novella Cuadrado non è ancora finita. Sull'esterno, infatti, ci sono alcune delle squadre più blasonate al mondo (Barcellona, Bayern Monaco e Arsenal su tutte), pronte ad acquistare immediatamente la vespa viola per una cifra che si aggira sui 30-35 milioni.
Innanzitutto, credo sia necessario ridimensionare un po' il valore del giocatore. Se è vero che Cuadrado è uomo capace di spaccare le partite, terrorizzare le difese, fare gol e servire assist, non soltanto in un campionato, ahimé, sempre più scarso ma anche in una competizione mondiale, allora il suo valore non può che essere più elevato. Questo appare ancor più vero se si dà una occhiata alle pazzesche cifre che vengono spese nel mercato (per giocatori meno forti del nostro Cuadrado oppure per difensori, sì forti ma pur sempre difensori).
Sono tanti quelli che in questi giorni sperano nella permanenza di JC11 a Firenze, riuscendo cosi a vedere realizzato il sogno di schierare in campo il tridente Cuadrado-Rossi-Gomez. II tifosi (o almeno una parte di loro) credono che questo sogno sia più che possibile, soprattutto ricordando quanto ADV sia uomo di polso duro e di parola. Con Toni prima e Jovetic poi, il Presidente si impuntò e li convinse a restare in riva all'Arno per un altro anno, con la promessa di liberarli per una cifra adeguata l'anno successivo. Questo potrebbe succedere anche con Cuadrado? Non c'è dubbio che Andrea potrebbe mettere in campo la sua volontà di trattenere il giocatore, di far valere un contratto che lo lega ancora a Firenze, però credo che i casi di Toni e Jojo fossero un po' diversi da questo. Il bomber voleva andarsene dopo una stagione stratosferica, che gli valse il titolo di capocannoniere della Serie A e addirittura la Scarpa d'oro. La stagione successiva, però, fu segnata dalla ampia penalizzazione per la Fiorentina. Della Valle, quindi, potè giocare la carta del futuro della squadra viola. Iniziare il campionato con il peso di quella penalizzazione senza il bomber principe, sarebbe stato un suicidio. E Luca restò un anno in più.
Anche il caso di Jovetic fu in parte diverso: il montenegrino espresse la volontà di lasciare Firenze per approdare a Torino sponda bianconera. Smacco non da poco per una società fortemente ostile al club della famiglia Agnelli. ADV quindi parlò con il ragazzo, gliu spiegò le sue ragioni e lo convinse a restare un'altra stagione con la promessa di liberarlo per una grandissima squadra europea. Cosi è stato perché nella stagione successiva il talento montenegrino vestì la maglia del Manchester City.
Le difficoltà di cercare paralleli tra quanto accaduto ieri e quanto invece potrebbe accadere oggi o domani, preclude la possibilità di vedere ancora il colombiano in maglia viola? Assolutamente no, ma i paragoni non credo siano calzanti. Vendere oggi il numero 11 sarebbe un grandissimo errore. Prima di tutto perché le cifre riportate dai giornali nostrani non sono tali da paventare un guadagno cosi elevato per la società viola, che quindi non potrebbe rinforzare a dovere la squadra. Inoltre perché giocatori del calibro di Juan, a giro per il mondo, pur disponendo di una buona cifra da investire, non ve ne sono. Infine, la cessione di Cuadrado rappresenterebbe una ammissione di debolezza da parte della Fiorentina. Una squadra che vuole crescere e ambire a traguardi sempre più prestigiosi non può assolutamente privarsi di un giocatore unico nel suo genere come è la vespa viola, neanche per una offerta cosiddetta folle o irrinunciabile. I fratelli Della Valle non hanno necessità di vendere, tanto meno di svendere, quindi Cuadrado deve restare a Firenze almeno un'altra stagione e contribuire (insieme all'agognato tandem offensivo Rossi-Gomez) a portare in alto la Viola, magari in quell'Europa che conta che da troppo tempo oramai manca ai tifosi gigliati.

Detto della situazione del forte esterno della Fiorentina, la seconda mossa che i dirigenti viola, secondo il mio modesto parere, non dovrebbero commettere è quella di cedere Stefan Savic. Il difensore classe 1991 è molto richiesto, soprattutto in Inghilterra, dove evidentemente lo conoscono bene. Secondo molti potrebbe essere lui la pedina da sacrificare per rinforzare l'organico della squadra. 13 milioni (questa la cifra di cui si parla in questi giorni) per un difensore non sono assolutamente pochi, è vero, ma siamo certi che con tale cifra riusciremmo a prendere un giocatore superiore al montenegrino? Siamo sicuri che a giro ci siano giovani e bravi difensori che facciano al caso della Fiorentina? Anche per lui valgono le ragioni dette per Cuadrado: se Della Valle ha realmente la voglia e l'intenzione di  rafforzare la squadra e puntare dritto al primo trofeo della sua gestione, Savic è un elemento del quale non dovrebbe privarsi. Piuttosto dovremmo concentrare gli sforzi per migliorare gli esterni di difesa e le alternative ai titolari (Gonzalo e Savic, appunto).

E giungiamo cosi alla terza mossa di mercato da non sbagliare: Pizarro e il suo vice.
Tra pochi giorni il contratto del cileno con la Fiorentina scadrà, e ancora non è dato sapere quale sarà il suo futuro. Sta di fatto che la società dovrà muoversi in tutti i casi: se il centrocampista dovesse partire, occorrerebbe un suo sostituto; se invece Pizarro rimanesse ancora viola, e questo potrebbe determinare il conseguente errore, sarà comunque necessario muoversi sul mercato per cercare e trovare un suo vice, un giocatore che abbia le sue stesse caratteristiche (più o meno), in modo da farlo rifiatare senza però cambiare gioco o perdere troppo in termini di palleggio, possesso palla, fluidità in mezzo al campo.
Pizarro, infatti, in questa stagione, ma soprattutto nella prima di Montella, si è dimostrato un giocatore fondamentale per la squadra, uomo in grado di accendere la luce di un centrocampo altrimenti un po' spento, lento, carente di geometrie. Non è un caso che Vincenzo chieda ormai da un anno e mezzo di acquistare un vice Pizarro: il tecnico campano sa benissimo che il gioco passa sempre dai suoi piedi e viene determinato dalle sue condizioni fisiche e psicologiche.
Iniziare la stagione senza avere un vice Pizarro potrebbe essere un errore fatale per una squadra che, soprattutto nell'anno post Mondiale, può essere la sorpresa del campionato.

mercoledì 7 maggio 2014

Rossi: "Ho passato momenti duri. Adesso sto bene"

A distanza di quattro mesi, Pepito Rossi torna in campo e segna la sua rete numero 15 in campionato. Questo pomeriggio l'attaccante viola prende la parola in sala stampa. 

Queste le sue parole a proposito di come ha vissuto gli ultimi mesi: "Sono stati mesi molto duri, con tanto lavoro con Luke Bongiorno ma con l'appoggio della famiglia e della squadra. Ora sto bene, devo ringraziare tutti".

Sul gol segnato ieri: "E' stato molto bello segnare, peccato che il Sassuolo ne avesse segnati già quattro... la dedica va come sempre a mio padre, alla mia famiglia e in tribuna e ai tifosi viola, che mi hanno sostenuto".

Sulla Nazionale ed il Mondiale: "Per andare in Nazionale devo giocare e devo dimostrare di star bene fisicamente. Ci penso ma ci sono tante cose che devo fare con la Fiorentina, dobbiamo prima blindare il 4° posto e poi chiudere bene la stagione contro il Torino".

Se ha avuto paura che la sua carriera fosse finita "Non ho mai avuto paura, era più il dispiacere per non aver avuto continuità dopo quattro bei mesi con la Viola. Non ho potuto dimostrare quello che posso fare in campo. La voglia di tornare protagonista è stata molto più forte della paura".

Sulla gara col Livorno e Rinaudo: "Il 5 gennaio sanno tutti cos'è successo. Se vedrò Rinaudo gli stringerò la mano, so che ha fatto solo un intervento di gioco. Con Rinaudo ci sono stati contatti e l'ho ringraziato per questo".

Se non dovesse partire per il Brasile: "Non so cosa farei, a me piace sempre pensare positivo: io ci penso ancora".

Se si sentirebbe pronto per disputare il Mondiale: "Certo che sono pronto, sono pronto per le ultime due partite in viola e per qualsiasi cosa. Mi sento bene, qualsiasi cosa mi chiedono di fare lo faccio".

Sul sostegno dei compagni: "Ho avuto grande sostegno da parte di tutti, anche da altre società di calcio".

Sulle ambizioni dei Della Valle: "La squadra che abbiamo adesso è forte, quest'anno siamo stati sfortunati con infortuni in momenti chiave: il ko di Mario e la squalifica di Borja su tutti. Sono molto orgoglioso di quello che ha fatto la squadra quest'anno".

Sulle scene di sabato sera all'Olimpico: "Dispiace molto per quello che è accaduto, tutti si aspettavano una partita di calcio. Non è un bello spot per noi italiani e per la Serie A. Qualcosa deve essere cambiato e migliorato".

Se è pronto per partire titolare già da domenica: "Non lo so, deciderà il mister".

Sul contrasto di ieri: "Sono contento di averlo subito, in allenamento ne subisco sempre pochi".

Su dove sarebbe stata la Fiorentina con Rossi in campo per tutto l'anno: "Non lo so proprio, ci sono stati degli infortuni importanti e purtroppo questo fa parte del calcio".

Sul ritorno di Gomez in gruppo: "Speriamo davvero tanto di poter giocare insieme prima della fine della stagione, vedere un campione come Mario fa bene: sta lavorando davvero tanto per esserci, glielo auguro davvero".

Sulla classifica cannonieri: "Spero la vinca un italiano. Ai vertici c'è Ciro Immobile, spero la vinca lui".

Sulla stima che sente attorno: "Ringrazio tutti per la stima che vedo intorno a me, anche su Twitter. Voglio continuare a fare il meglio".

lunedì 5 maggio 2014

MONTELLA: "Sogno una squadra più forte. Abbiamo le idee chiare"

Due giorni dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia, la Fiorentina torna a pensare al campionato: domani sera l'avversario sarà il Sassuolo. In sala stampa prende la parola Vincenzo Montella. 

Queste le parole del tecnico viola in merito alle scene del pre gara di sabato sera: "E' controproducente continuare a parlare di queste scene, dobbiamo passare la palla a chi di dovere e risolvere questo grande problema".

Sul Sassuolo: "Abbiamo la possibilità di chiudere la stagione in un modo di alto profilo, vogliamo conquistare il 4° posto perché sarebbe un ottimo risultato".

Sugli obiettivi della prossima stagione: "Mi auguro di parlare con i Della Valle dopo il raggiungimento del 4° posto, così saremo più libero dai pensieri. Come allenatore devo fare delle valutazioni e vorrei allenare una squadra più forte con maggiorni pressioni. E' necessario fare qualcosa in più, questa squadra ha dato il massimo e forse ancora di più".

Su come si riparte dopo la delusione di sabato: "E' facile ripartire, la nostra tifoseria ha dimostrato grande partecipazione e maturità, quasi inusuale. Per noi è un orgoglio per quello che è stato fatto: abbiamo una grossa responsabilità. Domani abbiamo una responsabilità importante per coronare la stagione".

Sulla valutazione complessiva della stagione: "Dobbiamo fare elogi a questa squadra e alla società, che con un fatturato ridotto rispetto alle big è riuscita a competere per certi traguardi: è un dato oggettivo questo e dobbiamo fare merito a questi uomini".

Sul mercato che verrà: "Rispetto allo scorso anno non possiamo fare parallelismi: per migliorare la squadra bisogna tenere i migliori e comprarne altrettanti. Non serve vendere per fare un grande mercato".

Sui primi 20' di Fiorentina-Napoli: "Non usiamo alibi, abbiamo iniziato a giocare solo dopo 20 minuti: altre squadre sotto 2-0 si sarebbero sbriciolate mentre noi con raziocinio ce la siamo giocata fino al 90'".

Sulle scelte di domani: "A livello fisico è stata una partita molto dispendiosa, vedrò quali giocatori avranno più risorse: siamo in grado di sostenere una partita indipendentemente da chi scenderà in campo".

Sull'affetto dei tifosi: "La partecipazione dei tifosi sia a Roma che ieri pomeriggio ci danno orgoglio e responsabilità".

Sull'impegno dei Della Valle: "L'entusiasmo dei fiorentini nella sconfitta è più forte della delusione di quanto visto sabato sera".

Sulle condizioni fisiche della squadra: "Oggi valuterò ogni componente".

Su Rossi titolare: "Sarebbe una forzatura, ha dimostrato di essere guarito: non ci deve però essere fretta né da parte mia né da parte sua".

Sul rinnovo del Ds Pradè: "Che io sappia è una formalità il suo rinnovo, si è guadagnata la sua fiducia nel tempo così come Macìa"

Sui pezzi mancanti per migliorare la rosa: "Le idee ce le abbiamo, non saprei dire il numero preciso ma qualcosa si può fare".

Su cosa prova da napoletano sui cori sul Vesuvio: "Mi è successo spesso: magari chi lo canta sarà a Napoli quando il Vesuvio erutterà.."

domenica 4 maggio 2014

La Coppa della vergogna

Il giorno dopo Fiorentina-Napoli valida per la finale di Coppa Italia, Firenze si sveglia indignata e incredula. La gara dell'Olimpico di ieri è stata turbata dagli avvenimenti che hanno scosso l'ambiente e l'atmosfera. La serata doveva essere un'opportunità di festa, l'occasione giusta per vivere emozioni che, nel capoluogo toscano, raramente abbiamo la possibilità di vivere. 
Ciò che più rimane negli occhi dei tifosi, e di chi scrive, è la totale incapacità dello Stato italiano, prima ancora delle istituzioni calcistiche, di far rispettare le regole, di tenere la situazione sotto controllo e mantenere l'ordine pubblico. La figura che Renzi, Grasso, Bindi e i vertici del calcio hanno fatto in mondovisione ieri sera è stata tremenda e agghiacciante. Un capo ultras del Napoli, Genny 'a carogna, ha tenuto per quasi un'ora in scacco le autorità e, di conseguenza, cinquantamila tifosi giunti a Roma per incoraggiare la propria squadra, tifare civilmente e festeggiare in caso di vittoria.
Vorrei che qualcuno mi spiegasse come è stato possibile tutto ciò. Se io, privato cittadino, commetto un reato, mi prendono e mi sbattono dentro. Perché il signor Gennaro De Tommaso ha potuto sedersi sulla balaustra, esibire la maglietta con scritto "Speziale libero", dettare legge e decidere se giocare o meno senza che nessuno muovesse un dito per fermarlo?
Come è possibile credere ancora nel calcio? Nel momento in cui un padre ha paura a portare allo stadio il figlio, credo che non si tratti più di uno sport. 
Come possiamo credere ancora nello Stato e nelle sue norme? Come possiamo sentirci sicuri in un paese che non protegge gli indifesi e non condanna i colpevoli? 
Sono 15 anni che sento parlare di leggi, provvedimenti, maggiore sicurezza e pugno duro, ma niente è cambiato. Si susseguono presidenti del consiglio, presidenti del Coni, vertici della FIGC ma tutto rimane tale e quale. A cosa servono il Daspo e la tessera del tifoso se poi mi ritrovo sul seggiolino accanto un teppista, un violento, un facinoroso che minaccia me e il regolare svolgimento di una manifestazione sportiva? 
E' l'ora di smettere con le cure palliative e pensare (ed attuare, seriamente) dei provvedimenti che emarginino questi personaggi nocivi e diano spazio alla parte buona del calcio, quella parte che conosce sfottò, cori, prese di giro ma anche rispetto e civiltà.
La Fiorentina è uscita dal campo sconfitta ieri sera, ma Firenze e i fiorentini possono camminare a testa alta, riconoscendosi il merito di essere esempi di sportività e legalità come pochi ce ne sono nel bel paese.

venerdì 2 maggio 2014

Riportate la Coppa Italia a Firenze!

Una manciata di ore ci separano dalla finalissima. La Coppa è veramente a portata di mano. Soltanto il Napoli del recuperato Higuain si frappone tra Firenze e il suo attesissimo Sogno.
Ormai da giorni la città vive freneticamente, ansiosa di assaporare una serata che si preannuncia spettacolare, indimenticabile, forse da raccontare. Tutti quanti si rendono conto che stiamo facendo una piccola parte della gloriosa storia di Firenze e della Fiorentina, e tutti vogliono dare il loro contributo. Il cuore pulsante del tifo fiorentino ha risposto con grande entusiasmo e calore: oltre 26mila tifosi, infatti, saranno all'Olimpico questa sera per festeggiare, o ringraziare, i loro pupilli in maglia viola. Comunque andrà ci saranno tanti applausi. I ragazzi di Montella in questa stagione hanno fatto qualcosa di eccezionale: confermare il quarto posto in campionato, disputare una eccelente Europa League e arrivare in finale di Tim Cup, il tutto condito, non dimentichiamolo, da assenze pesantissime, come nessun altro in Serie A ha dovuto affrontare, non è cosa assolutamente semplice e scontata. 
La Coppa Italia adesso è veramente ad un passo. Benitez e il suo gruppo renderanno le cose difficilissime. Sarà estremamente complicato mettere il tassello che manca a questa annata, a questa squadra, a questa società. La vittoria sarebbe importante da più punti di vista: per la città, che la merita per l'attaccamente che ha sempre dimostrato; per Andrea Della Valle, che comincerebbe cosi a riempire la mensola (ancora vuota) dei trofei; per l'entusiasmo che porterebbe sia nella società, che forse sarebbe spronata ad investire ulteriormente, sia nei giocatori, convincendoli (se ce ne fosse bisogno) ad approdare a Firenze o a rimanere in riva all'Arno (vedi Cuadrado).
Come detto, la partita sarà eccitante e la vittoria fondamentale. Tutta la Firenze calcistica sta vivendo un Sogno atteso 13 lunghi anni, ma sappiamo che anche i sogni hanno bisogno di frammenti di realtà per non cadere come castelli di sabbia. Quindi forza ragazzi, riportate la Coppa Italia dove merita...magari con un gol di quel piccoletto col numero 49. Sarebbe un Sogno dentro il Sogno..

venerdì 25 aprile 2014

MONTELLA: "Rossi non ci sarà a Bologna. Gomez forse a settembre"

Alla vigilia della partita contro il Bologna, e con in mente la finalissima di Coppa Italia del 3 maggio, Vincenzo Montella prende la parola in sala stampa. 

Queste le parole del tecnico viola sulla convocazione di Rossi: "Non è convocabile per Bologna perché non è in condizioni fisiche adeguate".

Su Gomez: "Ho la sensazione che da qui alla fine del campionato non lo rivedremo perché non si sta ancora allenando".

Su Rossi in finale: "La speranza è quella, cercheremo di fare il possibile".

Sul derby dell'Appennino: "Sarà un test per valutare la tenuta psicologica delle squadra, non ho alcuna paura. Valuterò cosa i miei giocatori possono dare a livello psicologico".

Sulla squadra: ''Fisicamente sta bene, devo capire come sta a livello psicologico".

Sulle motivazioni del Bologna: "Sicuramente ne avranno più di noi e giocare in uno stadio pieno può aiutare anche noi".

Sul quarto posto: "Per noi conta molto, dobbiamo consolidarlo perché sarebbe un grandissimo traguardo. Ad inizio anno non era preventivabile perché c'erano molte squadre attrezzate".

Sulla formazione di domani: "Domani giocherà la squadra che può mettere più in difficoltà il Bologna".

Sugli obiettivi: "La società ha sempre detto di voler migliorare la squadra".

Sui tanti tifosi in finale: "I nostri tifosi hanno sempre dimostrato di voler sempre seguire questa squadra. Firenze non è Napoli in termine di bacino d'utenza, quindi sono convinto che faranno il massimo per esaurire tutti i 28.000 biglietti a disposizione. Se non ce la faranno vorrà dire che avranno fatto comunque il massimo".

Sul futuro di Gomez: "E' un giocatore di primo livello, è stato sognato e poi raggiunto, mi pare improbabile la sua partenza anche se molto dipende dalla volontà del calciatore".

Sullo stato fisico di Gomez: ''Da parte del calciatore c'è sempre stata grande volontà di mettersi a disposizione, ci sono stati troppi chiacchierii su di lui, troppi esami e troppi pareri: è difficile mettere d'accordo tutti".

Su Ilicic: "Fisicamente sta bene anche se non è bello a vedersi (ride, ndr). Sotto l'aspetto comportamentale prova sempre a dare il massimo e le sue prestazioni fisiche sono di primo livello".

Su Mati Fernandez: "Sta molto meglio, nella prossima settimana tornerà in gruppo".

Su Anderson: "Su di lui verranno fatte valutazioni solo a fine stagione".

mercoledì 9 aprile 2014

MACIA: "Importante credere nei giovani italiani e creare un'identità"

Eduardo Macia, Direttore Tecnico e Responsabile del settore giovanile della Fiorentina, è intervenuto ai microfoni di Lady Radio.
Queste le sue parole: "I giovani che crescono con te danno parte dell'identità di una società. Dobbiamo tenere i giovani il più possibile con noi. Non tutti possono andare in Serie A, alcuni arrivano molti giovani in società importanti e durano fatica. 
Il calcio italiano deve ritrovare la sua identità. Il calcio italiano qualche anno fa era uno dei più forti, caratterizzato da tantissimi grandi giocatori italiani. Questo paese ha una grande tradizione calcistica. Abbiamo bisogno di tanto tempo per lavorare. Il calcio italiano deve credere nei suoi talenti e tutelarli. Non dev'essere una politica demagogica.Noi alla Fiorentina cerchiamo il talento italiano. Il 90% dei giovani arrivati negli ultimi anni nel settore giovanile della Fiorentina sono italiani.Non si deve giudicare un ragazzo dalla sua età. Bisogna dare fiducia ad un giocatore a prescindere dalla carta d'identità, soltanto cosi crescerà la sua personalità. I giovani devono avere la possibilità di crescere e anche sbagliare."Babacar e Bernardeschi? "Dopo la finale di Coppa Italia valuteremo i giocatori che sono lontani da Firenze. Abbiamo delle idee molto chiare. All'estero non si gioca sull'avversario, si cerca di imporre il proprio gioco. I campi da calcio sono curati nel minimo dettaglio. E' un'altra realtà."Sulla finale di Coppa Italia Primavera contro al Lazio: "Stasera non partiamo sconfitti. La Lazio è una buona squadra, ha un'identità diversa dalla nostra. Ci sarà il confronto tra due diverse identità."E' importante la vittoria a livello giovanile? "Il settore giovanile è un percorso di formazione. E' importante capire come si vince. Se i ragazzi non sanno come hanno vinto, mi preoccupo. La mentalità vincente ti dà più certezze di vincere oggi e domani.E' difficile valutare adesso quali giovani della Primavera sono pronti per la prima squadra. Madrigali, Gondo, Petriccione e altri stanno dimostrando una fase di crescita. E' importante che l'allenatore della prima squadra conosca anche i giovani."E' difficile creare un senso di appartenenza nei giovani giocatori? "Da piccolo dormivo spesso con la maglia della mia squadra preferita (il Valencia), oggi è più difficile perché i giovani vedono Messi, C.Ronaldo e i grandi club.  La vera forza di una squadra non è prendere grandissimi giocatori ma crearli in casa."
Cosi sul progetto Viola: "Firenze è una piazza importante, bellissima e dovevamo portare un progetto che piacesse alla città. Io e Pradé abbiamo cercato di fare un mix tra giocatori di esperienza e giovani interessanti.
Ascoltiamo la gente perché ci fa capire cosa piace ai tifosi. Facciamo calcio per la gente, non per noi. E' importante ascoltare la città.La Fiorentina il prossimo anno sarà più forte. Abbiamo un bel gruppo oggi, la nostra filosofia è migliorare sempre.Non c'è nessun segreto dietro al nostro operato. Tante persone ci aiutano a non sbagliare."

giovedì 20 marzo 2014

Fiorentina eliminata da una prodezza di Pirlo

E' bastata una punizione. Un tiro, violento, preciso, imparabile (?). Andrea Pirlo si è dimostrato, ancora una volta, uno dei più grandi calciatori di punizioni al mondo, il migliore in attività. Con un tiro la Juve cancella ambizioni e speranze del pubblico viola, di una città intera.
La Fiorentina vista questa sera contro la Juve non è stata delle migliori, ma di tutto rispetto si. E' scesa in campo con la consapevolezza che il risultato dell'andata non poteva far dormire sogni tranquilli e con la ferma volontà di giocare, creare occasioni e passare il turno.
Purtroppo (per noi) le partite di pallone vengono decise spesso dai colpi dei grandi campioni. Certe volte i solisti riescono ad imporsi sulla collettività, sulla coralità, sulla disciplina tattica. E questo è anche il bello del calcio. Stasera al Franchi la partita è stata decisa da un episodio, il fallo di Gonzalo Rodriguez su Llorente (con conseguente secondo giallo), e la punizione magistrale del numero 21 bianconero. Con quello ai Viola, Pirlo sale a quota 42 gol su punizione in carriera, numero che la dice lunga sulle qualità tecniche dell'ex Milan.
Dispiace riassumere un'intera partita concentrandosi soltanto su un gesto tecnico, ma di fatto la partita era bloccata, ferma sullo 0-0 e forse pronta a scivolare verso la fine senza troppi stravolgimenti. Nel primo tempo la squadra di Montella ha messo sotto la Juventus, attenta a non sbilanciarsi troppo. Le due precedenti sfide con i bianconeri, infatti, avevano dato l'impressione che il club di Torino soffrisse gli ultimi 25 minuti di gara. Alla luce di questo, Conte può aver maturato a tavolino la decisione di supplire a tale calo risparmiandosi nella prima frazione di gioco. E cosi è stato. La Fiorentina ha creato, sfiorato il gol in varie occasioni (Gomez, Ilicic, Pizarro) per poi, dal 60esimo minuto in avanti, lasciare il campo e l'iniziativa ai bianconeri. Dopo l'infortunio di Pizarro a pochi minuti dall'inizio del secondo tempo, sostituito da Ambrosini, i Viola si sono spenti, faticando a trovare idee e palleggio. A quel punto è stato facile per giocatori del calibro di Tevez, Pogba e Vidal cercare e trovare spazi. A una ventina di minuti dal triplice fischio Gonzalo atterra Llorente in prossimità dell'area di rigore Viola. Secondo giallo al difensore ineccepibile. Pallone posizionato sulla mattonella dalla quale Pirlo spesso riesce a far male. Tiro violento che va ad insaccarsi nell'angolo alto dalla parte di Neto. 
Nonostante ancora alcuni minuti a disposizione, la Fiorentina non riesce a reagire, la Juve fa possesso palla e gestisce il gioco, rendendo praticamente impossibile il pareggio che avrebbe portato le squadre ai tempi supplementari.
Il sogno di battere i rivali storici e approdare ai quarti di finale di Europa League svanisce in una serata in cui era lecito essere positivi. Per il risultato dell'andata ma anche per le ultime due partite tra Fiorentina e Juventus, nel complesso in equilibrio. Il rammarico riguarda le diverse occasioni sprecate in attacco e la possibilità, una volta superata la Juve, di trovare un cammino verso la finale di Torino abbastanza agevole.

La Juventus è più forte della Fiorentina. Nessuno può mettere in dubbio ciò. I numeri, in tal senso, parlano chiaro: in meno di tre campionati, i bianconeri hanno raccolto 82 punti in più dei Viola. 
La squadra di Montella è stata sfortunata? Forse un pizzico di iattura c'è stata, si pensi all'infortunio di Pizarro (fino a quel momento positivo) e ad un paio di tiri usciti di poco. 
Ciò su cui voglio soffermarmi sono alcune scelte del mister che mi hanno lasciato perplesso: 
La prima decisione non convincente è stata quella di schierare Cuadrado esterno basso a destra. Il colombiano in quella posizione è stato poche volte pericoloso, dovendosi preoccupare delle avanzate di Asamoah e di un grande Pogba che si aggirava da quelle parti. Montella, schierandolo in quella posizione, ha di fatto rinunciato all'arma più letale che aveva. 
La seconda scelta che suscita qualche dubbio è la sostituzione di Gomez con Matri. Il tedesco è apparso per tutto il tempo in cui è stato in campo in buone condizioni, in crescita rispetto alle precedenti apparizioni. Il tecnico Viola potrà dire che la sostituzione è figlia del fatto che il tedesco non ha nelle gambe i 90'. Se cosi fosse, Montella poteva optare per una scelta iniziale diversa, partendo con Matri e gettando nella mischia Mario nel secondo tempo, sfruttando la sua freschezza. Non me ne vorrà il buon Matri, ma Gomez è tutt'altra cosa. Il panzer tedesco è un campione, ha segnato valanghe di gol, calcato i palcoscenici più importanti d'Europa ed è, per questi motivi, più adatto a giocare sfide cosi equilibrate ed emozionanti.
La terza decisione di Montella che non condivido riguarda un'altra sostituzione: immediatamente dopo il gol di Pirlo, la Fiorentina si trova virtualmente fuori dalla Coppa, è sotto di un uomo e deve assolutamente segnare almeno un gol. Gonzalo, come detto, è stato espulso e in difesa ci sono soltanto Savic e Tomovic. L'allenatore allora decide di sostituire Ilicic per far posto a Roncaglia. Col senno di poi è facile parlare, lo sappiamo, ma forse in quell'occasione sarebbe stato più giusto operare un'altra mossa. Arretrare Ambrosini sulla linea dei difensori, ricomponendo il centrocampo con Aquilani, Borja Valero e Vargas, impedendo cosi che Matri si isoli in avanti senza riuscire ad intercettare un pallone. 
Montella è un grande allenatore, ha un brillante futuro davanti a sé e spero che la sua permanenza in riva all'Arno sia ancora molto lunga, però quando ci sono cose che non ci convincono dobbiamo avere l'onestà intellettuale per esprimerle, nel rispetto per il grande lavoro di Vincenzo e nell'interesse della squadra.

Trovo doveroso spendere alcune parole anche su Neto. Guardando la partita e ascoltando alcuni opinionisti nel post gara, ho potuto sentire pareri divergenti sul gol. E' colpa di Neto? O non poteva fare niente sul tiro di Pirlo?
Ho giocato a calcio abbastanza tempo per sapere che una delle prime cose che ti insegnano alla scuola calcio è che un portiere non deve MAI prendere gol sul proprio palo. Pirlo calcia il pallone con una violenza ed una precisione impressionanti, è vero, ma se Neto è ben posizionato ha qualche possibilità di parare il pallone. Dopo aver posizionato la barriera, il portiere viola fa un passo di troppo verso destra, coprendosi di fatto la visuale e rendendo difficile la copertura del palo a lui più vicino. A mio parere Norberto ha ripensato al gol che Pirlo ha segnato al suo collega Perin la scorsa domenica e, nel tentativo di prevenire la giocata del numero 21 bianconero, ha fatto un passo verso il palo più lontano. Quel passo, insieme alla già decantata bravura del centrocampista, è stato decisivo. Se Neto avesse coperto meglio quella parte di porta, Pirlo avrebbe dovuto obbligatoriamente provare a segnare dall'altra parte, impresa non facile data la barriera e i pochi metri a disposizione per far scendere la palla.
Detto questo, vale un discorso simile a quello di Montella, in quanto nell'arco della partita Neto è stato decisivo in più di un'occasione e quindi, anche se avesse commesso un errore sul gol, la sua prestazione non viene sminuita.

Concludo con uno sguardo al futuro. La situazione in campionato non è delle più facile, il Napoli è a +10 e l'Inter ci sta col fiato sul collo (-1). Domenica alle 18:30 i Viola saranno proprio a Napoli per cercare di riaprire la corsa al terzo posto, corsa che oggi appare più che chiusa. Il mantenimento del 4° posto è fondamentale, soprattutto in caso di non vittoria della Coppa Italia, perché permetterebbe di evitare i preliminari che si giocano a luglio e agosto, e di approdare direttamente all'ultimo turno preliminare.
E' inevitabile che la testa dei giocatori sia già alla sfida del 3 maggio contro gli azzurri di Benitez ma è di estrema importanza la condizione fisica e psicologica con le quali si arriva all'appuntamento. Sottovalutare il campionato, non giocare al massimo, rischia di farci perdere mentalità e prontezza atletica necessarie per battere un rivale di prestigio ed alzare la prima coppa dell'era Della Valle. Quindi coraggio Fiorentina, continua a macinare gioco, a crescere e puntare a traguardi sempre più alti.

giovedì 6 marzo 2014

NETO: "A Firenze a lungo. Con la Juve una bella sfida.."

Quest'oggi si è tenuta presso la sala stampa dello Stadio Franchi la conferenza di Norberto Neto. Queste le parole del numero 1 viola:
Sulla partita contro la Juve: "Sappiamo quanto la città senta questa sfida. La nostra attesa è come se fosse una partita normale, non possiamo permetterci di creare aspettative diverse. Dobbiamo restare concentrati ".


Sull'attacco dei bianconeri: "E' dura limitare l'attacco della Juve, ma anche noi siamo bravi e siamo consapevoli delle nostre qualità. Dobbiamo fare la nostra partita. Non ho paura di Tevez, Rossi è stato capocannoniere fino a pochi giorni fa. Sappiamo che sarà una bella partita. Loro sono una squadra fortissima, non saprei indicare un simbolo. Forse l'allenatore, che in 2-3 anni è riuscito a fare grandi cose".

Parlando di Buffon: "E' un grandissimo portiere, non ha bisogno di parole. Non so se è il più forte al mondo, ce ne sono anche altri. Mi piaceva Casillas, ma ora non gioca...".

Sulla difesa viola: "La verità è che sono tutti molto bravi, magari capita di attraversare momenti di difficoltà. Siamo la terza miglior difesa del campionato, dobbiamo avere pazienza e capire che mantenersi ad alti livelli è difficile".

Sul momento di difficoltà: "La critica della stampa, dei tifosi, ci sta, fa parte del calcio. Mi dava fastidio non giocare, volevo giocare prima per essere pronto".

Sulla vittoria dell'andata: "Fu una partita importante, che rimarrà nella storia della città. Ma sarà una partita molto difficile, dovremo essere bravi ad imporci. La gara dell'andata deve darci fiducia. Siamo andati all'intervallo sotto di due gol e poi siamo riusciti a farne 4. Eravamo in armonia, sentivo che i ragazzi volevano vincere. La mitraglia? Io l'ho visto sui giornali, quando ha fatto gol non l'ho neanche visto. Inutile portare rancori".

Sul Mondiale in Brasile: "Ho sempre pensato a far bene. Ma non è tanto facile, magari porterà quello che ha vinto la Confederations Cup, poi magari porterà anche me non so...".

Sulla triplice sfida con la Juve. "Ho imparato da piccolo che la partita più importante è la prossima. Abbiamo un nostro obiettivo, se vinciamo accorciamo sulle squadre davanti. Poi penseremo alle altre".

Contro l'Udinese la più bella serata da quando sono a Firenze? "Sicuramente sì, è stato un momento molto bello, spero di averne altri".

Rinnovo di contratto? "Penso giorno per giorno. Nel futuro spero di poter essere il portiere della Fiorentina. Sono molto concentrato sul campionato. Il mio obiettivo è restare a Firenze, io voglio restare. Ma al contratto ci pensano il procuratore e la società. Se propongono un contratto che va bene a tutti sono pronto a firmare".

Cosa rappresenta la sfida con la Juve per Firenze? "Ho spiegato ai nuovi arrivi come Anderson che c'è questa rivalità, anche lui è uscito per far la spesa e la gente lo ha fermato dicendogli della sfida con la Juve".

Rapporto con Montella? "E' un rapporto professionale, magari l'anno scorso non mi conosceva molto. Mi ha conosciuto a metà stagione. Quest'anno si è fidato di quel che dimostro, e sono grato a lui".

mercoledì 5 marzo 2014

GOMEZ: "Adesso sto bene. Voglio Coppa e 3° posto"

Mario Gomez è tornato a parlare quest'oggi in conferenza stampa. Queste le parole del tedesco: 
"Adesso sto bene, la cosa più importante è che non sento più dolore. Tutti vorrebbero che in campo facessi quello che so fare, tutti si aspettano che entri e riesca a fare due gol. Mi manca un po' il ritmo. Per me la cosa più importante è allenarmi ed avere pazienza. Devo capire bene come giocano i miei compagni in campo, dato che ho fatto poche partite: sono come un giocatore nuovo dopo 5 mesi di stop. Devo migliorare, nelle ultime tre gare non ho fatto bene. Io non penso alla Nazionale, voglio solo trovare il ritmo coi miei compagni. Dopo la partita contro il Cagliari pensavo di essere in campo dopo 7-8 settimane ma poi non è stato così: il calcio è questo. Io non ho mai pensato solo alla Nazionale, voglio giocare la Champions con la Fiorentina, voglio vincere la Coppa Italia e far bene in Europa League".

A Torino dal primo minuto? "Sono cose da chiedere al mister: la cosa più importante per me è che non sento più niente dopo le partite nella parte infortunata, mentre nelle prime due no. So che le ultime partite non sono stato bene, nessuno dopo 5 mesi che torna riesce a fare subito doppiett".


Sulla corsa per il 3° posto: "Per tutta la prima parte del campionato abbiamo giocato con Rossi che è un giocatore diverso da me, adesso i centrocampisti devono fare un altro lavoro. Adesso dobbiamo fare il massimo, nel calcio non si sa mai. Voglio andare in Champions con la Fiorentina ma sarà difficile perché le prime tre sono molto forti".

Sul Mondiale in Brasile: "Io sogno tante cose: lo scudetto con la Fiorentina, una famiglia con dieci figli... Per me l'importante è adesso, è un mese determinante: vediamo cosa riusciremo a fare. Questo è importante per me, non altro".


Sul difficile momento della Fiorentina: "Non vedo una squadra in crisi, anche all'andata contro Inter, Parma e Lazio non abbiamo vinto. Se noi vinciamo contro la Juve nessuno parlerà di crisi. A Torino sarà molto difficile, loro sono forti. Sono i più forti d'Italia".


Sulla coppia bianconera Tévez-Llorente: "Tévez è un giocatore molto forte, dobbiamo fare in modo che giochi male contro di noi, difendendoci bene. Anche Vidal e Pogba sono grandi calciatori, sarà una gara difficile".


Su cosa vuole dare a Firenze: "Io voglio dare sempre il massimo, voglio aiutare i miei compagni. Voglio tornare in forma per dare il mio contributo ai tifosi, alla città e alla società. Firenze mi dà il massimo, è impressionante come i tifosi siano con me e con tutto il gruppo. Sono supporters speciali, dobbiamo fare bene per loro".


Sulla rivalità tra Fiorentina e Juventus: "C'è una rivalità come Bayern e Borussia Dortmund ma non è uguale, qui c'è molta più emozione. So quanto sia speciale questa gara per i tifosi, ci teniamo a fare bene".


Quando al top della condizione? "Fin da quando sono tornato, la squadra ha giocato in modo diverso. Adesso devo capire come giocano i miei compagni e devo trovare il ritmo. Non sono preoccupato di non aver fatto gol in queste partite. Anche io aspetto di tornare in campo e ritrovarmi come prima ma ci vuole tempo. Io per primo devo avere pazienza".


Sul momento più duro dell'infortunio: "La parte più dura è stato quando dopo 5-6 settimane di sedute in palestra ho provato a fare lavoro sul campo col pallone e ho sentito dolore: un giorno stavo meglio e l'altro invece avevo dolore. E' stato molto difficile per me, perché col tutto il corpo stavo bene ma solo per un'infiammazione non potevo giocare".


Sulla squalifica di Borja Valero: "Credo che non si debba parlare di arbitri perché non cambia nulla ma anche noi abbiamo commesso degli errori nelle ultime gare. Quanto detto su Borja non è vero ma se parliamo solo di arbitri non si cambia. Borja è un ragazzo per bene ma quando sul campo l'arbitro fischia non dobbiamo parlare troppo. Col Parma e l'Inter abbiamo giocato male, siamo quarti per questo non per l'arbitro".


Se potessi togliere un giocatore alla Juventus? "Non parlo dei giocatori avversari, io sono un giocatore di questa squadra e voglio vincere ma per noi andrebbe bene anche un punto".


Cosdi sulle squadre che stanno dietro: "Dobbiamo guardare dietro di noi: per arrivare 3° o 4° dobbiamo lavorare duro e vincere, 7 punti dal Napoli sono tanti ma vogliamo arrivare in Champions. Per me l'importante è vincere qui. Abbiamo tempo, siamo una squadra giovane perché siamo da poco tutti insieme".

martedì 4 marzo 2014

FORBES: Diego Della Valle tra i mille più ricchi al mondo

La rivista statunitense Forbes ha stilato la lista degli uomini più ricchi del mondo. Tra questi ben 22 sono italiani. Al 965° posto di questa classifica troviamo Diego Della Valle, con un patrimonio di 1,55 miliardi di dollari. DDV risulta addirittura in ascesa rispetto all'anno passato, dove ricopriva la posizione numero 1015.
Nella lista anche il fratello Andrea, che con un patrimonio di 1,35 miliardi di dollari si attesta al 1088° posto.
Tra gli italiani spiccano anche Ferrero, 23° con un patrimonio di 20,4 miliardi di dollari (primo tra i ricchi nostrani) e Silvio Berlusconi 194° con 6,2 miliardi di dollari (7° tra gli italiani).