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giovedì 2 maggio 2013

Il trionfo tedesco

Siamo arrivati all'ultimo passo della maggiore competizione europea per squadre di club e nessuno si sarebbe aspettato un verdetto tanto severo e netto.
Le tedesche (Bayern Monaco e Borussia Dortmund) hanno dominato in largo e in lungo le due semifinali, rispettivamente contro Barcellona e Real Madrid, assicurandosi la prima finale tutta tedesca della storia della Champion League.
In molti (io compreso) sono rimasti stupiti di fronte alla netta superiorità mostrata, sia all'andata che al ritorno, dalle squadre di Heynckes e Klopp, che hanno letteralmente spazzato via i sogni di gloria delle due corazzate spagnole.

Il successo della Germania però non è, come qualche volta accade, frutto di fortuna o di un'annata storta da parte delle solite vincenti, bensi il sultato di un investimento mirato, un'attenta organizzazione e programmazione. Insomma, è una vittoria che viene da lontano.
Innanzitutto occorre notare che la Germania ha avuto la possibilità (e la capacità) di organizzare ben tre manifestazioni sportive negli ultimi quarant'anni (Mondiale 1974, 2006 ed Europeo 1988) e questo ha dato l'opportunità di ricostruire gli impianti sportivi facendola diventare il paradiso degli amanti del pallone. Ricostruire gli stadi significa rinnovarli, costruirli in modo tale da renderli la prima fonte di attivo nel bilancio di una società, con introiti che vanno dal merchandising ai ristoranti all'interno (o intorno) allo stadio e molto altro ancora. L'Allianz Arena di Monaco è l'esempio più bello e famoso del rinnovamento tedesco.
Ma non hanno fatto solamente questo. Lo stadio per essere generatore di introiti ha bisogno di tifosi che lo frequentano. In questo senso dunque sono stati abbassati i costi dei biglietti e disputate le partite (o almeno il 95% di esse) nello stesso giorno, togliendo quindi potere alle televisioni. In questo senso i numeri non mentono in quanto la Bundesliga è prima per distacco nella classifica europea delle presenze sugli spalti (44mila di media a gara).
Infine, nel 2000 si è deciso di investire energie e denaro nel settore giovanile, vero fulcro di una società di calcio, stanziando 500 milioni e creando 366 centri di formazione per giovani calciatori. Le società incassavano i contributi ed erano costretti a reinvestirli, generando un vero e proprio circolo positivo e redditizio. Quest'ultimo provvedimento ha permesso alla Germania di far crescere nel proprio vivaio fior fiori di giocatori. 

Riassumiamo il tutto: strutture nuove, stadi pieni e investimenti sui giovani. Una ricetta semplice ma vincente che quest'anno (dopo anni di dominio spagnolo) porta la Germania sul tetto d'Europa e chissà che non si sia aperto un nuovo ciclo destinato a durare per molto tempo.
Sarebbe auspicabile, per l'Italia, smettere di nutrire astio nei confronti dei tedeschi (per motivi non meramente calcistici) e cominciare a prendere ad esempio un paese che oggi, a differenza del nostro, funziona...non solamente nello sport.

lunedì 22 aprile 2013

-1 dal sogno Champions League

Neanche i più fantasiosi sarebbero riusciti a prevedere un Fiorentina-Torino cosi strano, bello, pazzesco. La partita sembrava già chiusa dopo meno di quaranta minuti dal fischio d'avvio ma non era altro che l'inizio di un'incredibile escalation di emozioni. La squadra di Montella parte fortissimo e in pochi minuti riesce a colpire ben tre volte (Cuadrado, Aquilani e Ljajic) senza lasciare al Toro possibilità di replica. Il palleggio é fluido, le belle giocate vengono facili e tutto sembra come nelle migliori delle previsioni.
A fine primo tempo i granata accorciano e le squadre vanno negli spogliatoi sul punteggio di 3 a 1.

Il secondo tempo inizia come nessuno si sarebbe mai aspettato. Il Torino, rinvigorito dal gol in chiusura di primo tempo, entra in campo con la volontà e la forza per imporre il proprio gioco, mettere alle corde i viola e riacciuffare il pareggio. 
La Fiorentina sembra in trans, non riesce a reagire né a riorganizzarsi. Montella prova qualche cambio sperando che le forze fresche o un lampo dei nuovi entrati facciano la differenza. E cosi è.
Una bella giocata del subentrato Matias Fernandes inizia un'azione al limite dell'area di rigore del Toro che si conclude con il tiro di Romulo ed il gol del 4 a 3 finale.
Sono tre punti di straordinaria importanza.

Nella sera il Milan affronta la Juventus a Torino, dove cade per 1 a 0 con gol di Vidal su calcio di rigore.
La classifica parla chiaro: Milan 59 Fiorentina 58. Un solo punto divide le due squadre a 5 partite dalla fine e tutto sembra riaperto e possibile per i gigliati.

La partita di ieri pomeriggio, anche se conclusa positivamente, deve comunque far riflettere. Per come è maturata e come è finita. La squadra ha avuto un black out inspiegabile e durato per quasi tutto il secondo tempo. La spiegazione, forse, sta nel fatto che, una volta raggiunto il 3 a 0, gli uomini di Montella non hanno voluto infierire ulteriormente sul gemellato Torino e cosi hanno smesso di giocare. La Fiorentina però è una squadra che ha sempre bisogno di giocare al massimo, di creare e tenere alta la concentrazione e il ritmo altrimenti rischia di diventare preda degli avversari, come è avvenuto ieri. Forse pecca ancora di leziosità e non è capace di gestire la gara sotto ritmo come invece fanno le grandi squadre.
Allo stesso tempo, riesaminando la partita, dobbiamo anche sottolineare il cuore di questi ragazzi che sono riusciti a credere in un risultato obiettivamente difficile per come si era messa la gara. Ieri abbiamo avuto la dimostrazione che in questo campionato tutto è possibile, anche ritrovarci a -1 dal sogno Champions a cinque giornate dalla fine...con l'obbligo di crederci più che mai.

lunedì 29 ottobre 2012

Un calcio sempre più in crisi

Ogni anno, a inizio campionato, ci auguriamo che il nostro calcio possa tornare a brillare di luce propria, possa tornare ad essere protagonista in Europa, ma negli ultimi anni, purtroppo, veniamo subito riportati alla (triste) realtà...cioè quella di un calcio italiano (almeno a livello di club) che trova non poche difficoltà nell'affermarsi. 
La passata sessione di calciomercato ha visto cessioni e addii veramente illustri: cominciamo con Alex Del Piero che dopo aver indossato per anni la fascia da capitano si è visto dare il ben servito dalla squadra torinese; poi ci sono Alessandro Nesta e Rino Gattuso che sono volati all'estero per cercare un calcio meno opprimente e stressante di quello italiano. Lo stesso Seedorf si è accasato al Botafogo, squadra brasiliana, dopo anni in cui, nonostante fosse sempre uno tra i migliori in campo, non riusciva a farsi particolarmente amare dai tifosi rossoneri.
Ma proprio nel club di Silvio berlusconi ci sono state le due cessioni più importanti del nostro calcio, cioè Ibrahimovic e Thiago Silva al Paris Saint German.
La squadra di Parigi, dopo aver fatto spesa lo scorso anno acquistando Sirigu, Pastore e Menez, ha voluto appunto i due campionissimi del Milan, per finire poi con l'asso del Napoli Ezequiel Lavezzi.
Il nostro campionato si è visto quindi scippare grandi giocatori, in alcuni casi giocatori che hanno fatto la storia della stessa nazionale italiana, e quindi diminuire di molto il tasso tecnico.
Questo, come era prevedibile, ha avuto ripercussioni anche sul cammino delle nostre squadre in Europa, dove fatichiamo sempre più a stare al passo delle spagnole, inglesi e tedesche.
La Juventus, che da quarantotto partite non conosce sconfitta in campionato ed è un rullo compressore impossibile da fermare, in Champions League ha esordito con tre pareggi consecutivi contro Chelsea, Shaktar e Nordsjaelland. Il Milan, che a dir la verità trova difficoltà anche in Italia, ha vinto a fatica con lo Zenit di Luciano Spalletti, pareggiato in casa contro l'Anderlecht e perso contro il Malaga. L'Udinese, terza squadra in Champions, non ha neanche superato i preliminari.
In Europa League diversi attori ma musica simile, in cui Lazio e Inter riescono, per il momento, a tener alto l'orgoglio tricolore, mentre il Napoli ha perso malamente le ultime due partite scegliendo di far giocare le seconde linee, privilegiando cosi il campionato.
Al termine della fase a gironi rischiamo di vedere soltanto un paio di squadre ancora in gioco nelle competizioni europee e questo ci penalizzerà anche sotto il punto di vista del ranking. Se, infatti, la Germania ha acquistato di diritto la quarta squadra in Champions, a scapito di quella italiana, continuando cosi rischiamo di vederci superare anche da altri campionati, scivolando sempre più nella mediocrità.
Riflettendoci, forse sarebbe anche giusto, alla luce di quello che è l'impegno e l'attenzione dimostrate dalle nostre squadre nei confronti delle coppe, perdere posti e far spazio ad altri paesi che magari riescono ad onorare le competizioni.
Volendo soltanto accennare a quello che è il problema degli arbitri in Italia, la crisi del calcio italiano non si ferma purtroppo alle prestazioni in Europa ma arriva fino a casa nostra ogni domenica, quando, guardando le partite della squadra del cuore, ti trovi costretto ad assistere a dei torti arbitrali sistematici.
Nessuno, dopo il 2006, sembra voler parlare della malafede degli arbitri ma una tale concatenazione di errori macroscopici, atti a favorire costantemente le big, sembra oggettivamente poco credibile. Se gli arbitri sono scarsi (e qui sorgono le domande: come possono essere cosi scarsi? e perché non dare spazio ai giovani?) com'è possibile che gli errori siano a senso unico? Forse non si tratta di malafede ma influenza mediatica? Forse di condizionamento inconscio? Bhé di qualunque cosa si tratti adesso è l'ora di trovare una soluzione. Possiamo ricorrere alla tecnologia in campo (dopo anni in cui se ne discute), possiamo rivoluzionare il mondo arbitrale con una nuova generazione di fischietti, oppure slegarli dall'influenza che li tiene ancorati al fatto che per fare carriera non si possono inemicare le grandi squadre. Quale sia il giusto modo di agire non lo so, ma sta di fatto che questo calcio va salvato, salvato da se stesso, dal business che c'è dietro e dalla poca credibilità che lo sta investendo da alcuni anni a questa parte.